ORIENTAMENTI CONCLUSIVI

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Abbiamo passato in rassegna l’insieme delle ricerche che indagano l’origine della vita e la sua possibile diffusione nell’universo, l’origine dell’uomo, della sua intelligenza e della sua civiltà. Analizzando e comparando gli indizi più significativi emersi dalle ricerche quali conclusioni possiamo trarre, ovviamente in via provvisoria, da risultati in continuo divenire ?

Appare quasi certo che la vita a livello microbico sia molto diffusa in tutto l’universo probabilmente anche con forme ed in ambienti di difficile riconoscimento che oggi non possiamo nemmeno immaginare.

Può essere considerata una conferma la diffusione nello spazio dei componenti organici di base come pure lo straordinario successo della diffusione dei microrganismi sulla terra dove la loro biomassa risulta tuttora maggiore di quella di tutti gli organismi superiori, animali, piante ed insetti compresi.

Una recentissima scoperta effettuata da un gruppo di scienziati inglesi ed indiani ha rilevato nell’alta atmosfera ad una quota di oltre 41 Km., cioè ben al disopra della tropopausa di 16 Km. dove cessa il trasporto verso l’alto, la presenza di cellule viventi che proverrebbero dallo spazio esterno. Si stima che ogni giorno cadano sulla Terra circa 300 Kg. di materia vivente.

Ma se è prevedibile una larga diffusione dei microrganismi anche in ambienti che possono apparire fortemente ostili, altro discorso vale per gli organismi complessi che richiedono per svilupparsi ed evolvere tempi lunghissimi in ambienti molto stabili con oscillazione delle condizioni complessive consentite entro limiti molto ristretti.

Il che sembra escludere pianeti situati in zone ad alta concentrazione stellare dove perturbazioni gravitazionali, venti stellari, esplosioni di nove e supernove, radiazioni di ogni genere, frequenti bombardamenti di asteroidi, comete e meteoriti, possono alterare le condizioni ambientali con ritmi troppo rapidi.

Nell’articolo a firma di Guillermo Gonzales, Donald Brownlee e Peter D. Ward, tre ricercatori del programma di astrobiologia dell’Università di Washington, pubblicato sui numeri di ottobre 2001 di "SCIENTIFIC AMERICAN" e della versione italiana "LE SCIENZE", viene proposta l’ipotesi che lo sviluppo di organismi superiori sia possibile solo in una ristretta zona della galassia, chiamata Galactic Habitable Zone o (secondo la maniacale passione degli americani per gli acronimi) GHZ, approssimativamente compresa tra 7 e 12 chiloparsec dal centro (all’incirca tra 22.000 e 38.000 anni luce).

 

In questa zona l’abbondanza di metalli nelle stelle e nei dischi protoplanetari è tale da favorire la formazione di pianeti giganti considerati fondamentali per la creazione di pianeti di tipo terrestre. Le stelle appartenenti alla zona abitabile sono non più del 10-12% delle stelle dell'intera Via Lattea; rappresentano comunque una popolazione che comprende almeno dieci miliardi di sistemi stellari.

Infine, la singolare successione di eventi di ogni genere che ha portato prima alla evoluzione della specie Homo e poi allo sviluppo dell’intelligenza antropica e della civiltà sembra influire in modo pesantemente negativo sulla probabilità della sua frequente ripetibilità, anche con modalità diverse, su altri pianeti. Ma l’unico esempio che ci è consentito di studiare della sua diffusione sulla terra è troppo limitato per poter essere considerato significativo e non autorizza un eccessivo pessimismo.

Possiamo ora tornare sulla equazione di Frank Drake (o Drake equation) per valutare le probabilità di un possibile contatto con civiltà aliene.

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