L'ORIGINE DELL'UOMO E DELLA CIVILTA'

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Rimane ancora un passo da compiere se vogliamo capire quanto possa essere diffuso nell’Universo un tipo di vita intelligente come noi la intendiamo.

Dobbiamo esaminare quali condizioni hanno permesso all’uomo di sviluppare una civiltà evoluta, ed in quale misura queste condizioni siano ipoteticamente ripetibili su altri pianeti.

L'Albero genealogico dell'UOMO a partire dall'ordine dei primati

Lo schema che illustra l’evoluzione della nostra specie a partire dai primati comparsi sulla terra circa 60 milioni di anni fa mostra quali complessi passaggi siano stati necessari per arrivare all’Homo Sapiens Sapiens a cui apparteniamo la cui prima comparsa certa risale soltanto a 80/90.000 anni fa in Africa.

Molto incerti sono gli apparentamenti tra le varie specie di ominidi (comparsi 6 milioni di anni fa) e di Homo perché i fossili su cui si basano le classificazioni sono sempre parziali e l’evoluzione ha prodotto variazioni continue all’interno delle più evidenti mutazioni di specie. Alcuni antropologi retrodatano l’origine del sapiens-sapiens fino a 200 mila anni fa, e scoperte recenti sembrano confermarlo, ma la sua diffusione nel bacino del Mediterraneo risale soltanto a circa 40/50.000 anni fa.  

Richiederebbe una troppo lunga dissertazione esplorare anche solo per grandi linee tutte le ipotesi fiorite intorno alla evoluzione della nostra specie con i collegamenti tra le mutazioni specifiche e le variazioni ambientali ma quello che è stato il passaggio fondamentale dai primati agli ominidi è l’acquisizione dell’andatura bipede. Che sia derivata dalla scomparsa della foresta, dove i primati vivevano sugli alberi, costringendoli a stanziarsi nella savana dove la stazione eretta risultava vantaggiosa per avvistare le prede e salvarsi dai predatori o che sia dipesa da altre ragioni non è importante; ciò che è importante è che l’andatura bipede ha liberato gli arti superiori dalla partecipazione alla deambulazione rendendoli disponibili per facilitare la caccia, la ricerca del cibo, la costruzione di attrezzi primordiali.

Uno studio recente, mediante la comparazione della fisiologia dei primati e dell’uomo, attribuisce all’andatura bipede anche una modificazione del ritmo respiratorio che innescando un processo evolutivo del cavo orale favorirebbe la fonazione, primo passo verso la capacità di articolare un linguaggio.

Sebbene possano apparire molto singolari e fondamentali gli eventi climatici, orogenetici, gli adattamenti intra ed extraspecifici, gli aumenti successivi della capacità cranica, che hanno complessivamente forzato l’evoluzione dei primati verso il genere Homo, su un altro pianeta in condizione di ospitare la vita non si può escludere che successioni di eventi anche molto diverse possano produrre, in tempi più o meno rapidi,  risultati paragonabili.

Ma vi sono tre condizioni, fondamentali e assolutamente insostituibili, che debbono operare in parallelo ed al massimo dell’efficienza per sviluppare una intelligenza di tipo antropico.

Esse sono una capacità di manipolazione molto articolata e precisa, una capacità di comunicazione estesa e dettagliata, una forte socialità.

Vediamo come hanno operato queste tre condizioni per contribuire allo sviluppo della nostra intelligenza.

La capacità di manipolazione è indispensabile per la creazione di attrezzi e strumenti necessari per facilitare e migliorare le condizioni di vita avviando lo sviluppo tecnologico senza il quale l’intelligenza non avrebbe la possibilità di acquisire le conoscenze che sole le consentono di operare. 

Ma l’abilità di costruire strumenti e soprattutto, ancora più importanti, le tecniche per il loro impiego, non avrebbero potuto crescere con la rapidità con cui hanno dato origine alla nostra civiltà se le scoperte e le realizzazioni individuali non fossero state diffuse, utilizzando un linguaggio di grande potenzialità, collegando tra loro gruppi sociali sparsi su ampi territori.

La nostra intelligenza e la civiltà sono cresciute in sincrono come risultato di una stretta cooperazione, durata decine di migliaia di anni, che ha consentito di trasmettere a individui, tribù, popolazioni e generazioni ciò che l’esperienza e l’abilità del singolo aveva prodotto in modo che tutti potessero applicarlo e con l’uso migliorarlo.

Possiamo verificare il debito che ciascuno di noi ha verso predecessori e contemporanei semplicemente facendo un inventario del contenuto della nostra mente per constatare quanto di esso ci sia stato trasmesso e quanto, in generale sorprendentemente poco rispetto al bagaglio culturale complessivo, sia dovuto alla nostra diretta creazione.

E’ molto difficile pensare che tutta la nostra intelligenza, cultura, civiltà abbiano potuto aver origine dalla diffusione della tecnica per la semplice scheggiatura di una selce e per il suo impiego. Ma queste operazioni non sono così semplici come può sembrare. Per capire quale enorme passo abbiano rappresentato per la nostra evoluzione basta provare a costruire e ad usare uno strumento litico.

L’efficienza dell’effetto combinato delle tre caratteristiche prima ricordate può essere verificato constatando quale ritardo nello sviluppo dell’uomo sia conseguito alla non perfetta funzionalità anche di una sola di esse.

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